Ci sono organizzazioni che esistono da sempre.
Che fanno cose essenziali, strutturali, quotidiane.
Che tengono in piedi qualcosa di fondamentale – l’acqua che arriva, l’energia che scorre, il territorio che viene presidiato – e lo fanno così bene, da così tanto tempo, che nessuno ci pensa più.
Il BIM Teramo, Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano del Vomano e Tordino, è una di queste organizzazioni. Settanta anni di lavoro su 26 comuni; di presenza silenziosa, concreta, necessaria. Spesso, data per scontata.
Quando è arrivato il momento di celebrare quei settanta anni, la domanda che ci siamo posti è stata: come si raccontiamo qualcosa che la gente ha smesso di vedere?
Il rischio della celebrazione
Un anniversario istituzionale ha una trappola sempre in agguato: diventare autoreferenziale. Fare la lista di quello che si è fatto, ringraziare chi ha contribuito, fotografare le persone che stringono mani.
Tutto vero. Tutto giusto. Tutto dimenticato il giorno dopo.
La sfida che il BIM ci portava era più profonda. Dovevamo ridefinire la percezione di un Ente che opera da settant’anni nel territorio senza che il territorio sappia davvero cosa fa.
Quindi non celebrare il passato, ma usarlo per costruire la percezione di un posizionamento nuovo.
La celebrazione doveva diventare un’operazione di brand.
Una corrente che tiene tutto insieme
Il concept è nato da un’osservazione quasi scontata. Il BIM non gestisce cose separate.
Ma ha creato e gestisce un sistema: l’acqua, l’energia, i territori, le comunità; tutto è connesso, tutto dipende da tutto, tutto scorre attraverso gli stessi 26 comuni da settant’anni.
La corrente non era solo una metafora dell’acqua, ma la chiave strategica di tutto il progetto.
Una corrente che attraversa il tempo senza fermarsi. Che si riconosce negli effetti, non nella forma. Che lega ciò che sembra separato. L’acqua e l’energia, i borghi di montagna e la città, la storia e il futuro.
26 comuni. 70 anni. Un’unica corrente.
Scelto il concept, lo abbiamo declinato nel logo dedicato ai settant’anni, nel sistema visivo, nel linguaggio. Un’identità costruita per reggere su ogni formato, dalla piazza ai social, dal ledwall al countdown su Instagram, senza perdere coerenza né riconoscibilità.
Togliersi “la giacca”
Una delle scelte più precise del progetto riguarda i video social.
Per un consorzio istituzionale, il riflesso naturale sarebbe stato produrre contenuti informativi, didattici, istituzionali appunto. Spiegare cos’è il BIM. Elencare cosa fa. Rassicurare sulla serietà.
Abbiamo fatto il contrario.
Il Presidente del BIM si è prestato a qualcosa di diverso: reel in chiave ironica, leggera, smart. Non il comunicato istituzionale vestito da video, ma un modo di raccontare l’Ente che avvicinasse le persone invece di tenerle a distanza. Il tono istituzionale è rimasto dove serviva, quindi nelle grafiche di countdown, e nei copy di presentazione dell’evento, ma nei reel il BIM ha scelto di mostrarsi con una faccia nuova.
Questo è ciò che distingue una campagna di comunicazione da una brand experience: non è solo cosa dici, è come scegli di apparire. E quella scelta, togliersi “la giacca” davanti a una telecamera, ha detto più di mille comunicati.
La piazza come punto di arrivo
Il 6 giugno, Piazza Sant’Anna a Teramo si è riempita.
L’allestimento portava i 26 comuni in scena: la mostra fotografica li raccontava uno per uno, attraverso gli scatti di Giancarlo Malandra per il libro BIM, Terre d’Acqua e di Storia. I pannelli grafici che abbiamo progettati erano il filo visivo che teneva insieme tutto, il concept della corrente applicato allo spazio fisico, riconoscibile anche a chi non aveva seguito il percorso sui social.
L’apertura è istituzionale, come doveva essere: tutti i Sindaci dei 26 comuni presenti, il Presidente a raccontare il BIM e il suo territorio. Poi il video emozionale. Poi la mostra. Poi il concerto di Simona Molinari.
Una serata che aveva dentro tutto insieme: istituzione e cultura, storia e musica, serietà e leggerezza.
E quando una piazza si riempie intorno a qualcosa che prima era incompreso, significa che la Brand Experience ha fatto il suo lavoro.






