Entrare in punta di piedi è avere visione.

Credipass è una delle realtà più solide della mediazione creditizia italiana. Vent’anni di storia, oltre 800 consulenti, 350 uffici sul territorio. Sul mercato ha un peso reale e tutti nel settore lo sanno.

Sui social però, quel peso faticava a emergere.

I contenuti uscivano con regolarità e facevano il loro lavoro, ma con chi il marchio lo conosceva già. Con tutti gli altri, quelli che Credipass non lo avevano ancora incontrato e avrebbe voluto incontrare, non c’era un feeling.

Il profilo informava e basta.
Gli mancava una voce che si riconoscesse, un sistema che tenesse insieme i contenuti, un modo per trasformare la competenza dell’azienda in qualcosa che alla gente venisse voglia di guardare mentre scorre il telefono. E soprattutto, che non facesse paura perché, si sa, il tema finanziario non è esattamente friendly.

Quando siamo entrati avremmo potuto ribaltare tutto. Non lo abbiamo fatto. E non per “timidezza”.

La stanza dei bottoni era già piena

Costruire un brand da zero è una cosa. Intervenire su un brand che esiste da vent’anni, che funziona e che ha già le sue voci, è un’altra. Ed è più difficile di quanto sembri.

Alla comunicazione social di Credipass lavoravano già in tanti.
C’è la casa madre con la Direzione Internazionale, che proprio nei mesi dei primi contatti con noi aveva rivisto le linee guida ammorbidendo la comunicazione e ridefinendo colori, pittogramma, caratteri.
C’è la Direzione Italia, che il mercato locale lo conosce da vicino.
E c’è Grazia, la content creator interna, un volto che il pubblico aveva già imparato a riconoscere e una voce che il brand se lo porta dentro.

Non abbiamo mai pensato di sovrastare la voce di qualcuno di questi attori; non sarebbe stato utile, né intelligente. Il punto era capire come far dialogare tutte le esigenze.

È un tipo di lavoro che si racconta poco, perché non fa notizia come una campagna che spacca. Eppure è proprio qui che si vede la differenza tra un’agenzia che arriva e impone la sua ricetta e una Brand Experience Company, che invece entra, si guarda intorno e mette ordine senza cancellare quello che trova.

La ricetta per il restyling social? Prima analizzare, poi agire

Prima di scrivere una riga di strategia abbiamo osservato. E analizzato. Cosa pubblicava Credipass, in che modo e soprattutto cosa non stava dicendo.

Il profilo era denso, pesante da guardare, con grafiche che sarebbero potute appartenere a qualsiasi altro brand del settore. Il credito è un tema che le persone percepiscono già come complicato e quella complessità si scaricava tutta nel visual, invece di essere smontata.
I contenuti, poi, parlavano quasi sempre di prodotto, quando la cosa più preziosa che Credipass ha sono le persone: i consulenti in carne e ossa, le storie di chi si è visto risolvere un problema, l’ansia di chi si trova davanti a un mutuo per la prima volta e non sa da dove cominciare.

La nuova strategia è nata da un’idea forse anche banale: portare al centro la persona invece del servizio. Ma se lo fai nel modo giusto, può cambiare tutto.
L’obiettivo era dare a ogni formato un compito preciso, invece di alternare video e caroselli senza un filo conduttore. E costruire delle rubriche fisse, appuntamenti che il pubblico impara ad aspettare e che a poco a poco rendono Credipass una presenza familiare, anziché l’ennesimo profilo che vende qualcosa.

Un lavoro in staff

Il restyling grafico ha alleggerito il profilo restando fedele alle regole della casa madre. Una gerarchia più chiara, un messaggio che si legge in un paio di secondi, il navy e l’oro usati dove servono e non ovunque.
La domanda che ci siamo fatti prima di produrre ogni format è stata secca: se coprissimo il logo, si capirebbe che è Credipass? Quando la risposta è diventata sì, ci siamo fermati.

Ma la parte a cui teniamo di più è un’altra.

Davanti alla telecamera è rimasta Grazia. La sua faccia, la familiarità che si era già costruita col pubblico, la credibilità di chi lavora dentro l’azienda.
A cambiare è stato tutto il resto: la scrittura dei contenuti, il modo di costruire i format, il montaggio, che è passato nelle mani del video editor di GOON. Lei ci mette il volto e la voce, noi la struttura e la rifinitura.

Non abbiamo preso il posto di chi gestiva i canali. Le abbiamo costruito attorno un sistema, che tiene quello che già funzionava e aggiunge quello che serviva. Chi guarda non nota il passaggio, ma lo percepisce: i contenuti sono più curati e non hanno perso un grammo di naturalezza.

Questa è Brand Experience

Rimettere mano a un tono di voce, sviluppare un piano editoriale, scrivere i copy, produrre grafiche e reel: uno per uno restano servizi. Li offrono in tanti.
Insieme, tenuti da una regia che ascolta la casa madre, la Direzione Italia e la content creator, diventano qualcos’altro.

Diventano la capacità di entrare in ciò che già esiste e rimetterlo in ordine senza smontarlo. Di far parlare una Direzione Internazionale, un mercato locale e un volto interno e trovare la strada dove ci guadagnano tutti, a partire dal brand.

Non siamo arrivati per spiegare a Credipass chi doveva essere. Siamo arrivati per dare una forma riconoscibile a chi era già.

Riuscirci senza rompere niente, e cambiando comunque le cose, è forse la prova più difficile per capire se una brand experience funziona davvero.

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