Menù

Cosa fa davvero una Brand Experience Company. E perché non è la stessa cosa di un’agenzia

Editoriale

C’è una conversazione che conosco a memoria, perché la sento spesso.
Cambiano le parole, cambia il settore, ma la struttura è sempre la stessa.
Un’azienda ha già un’agenzia. Produce contenuti, gestisce i social, ha rinnovato il sito. Tutto funziona. Tutto è fatto bene. Eppure qualcosa non torna.
Non si tratta di qualità. Il lavoro è buono.
Si tratta di risultato. Il brand non si muove.
La prima reazione, quasi sempre, è cercare il problema nell’esecuzione: forse la grafica non convince, forse i copy non sono abbastanza efficaci, forse serve un formato diverso. Ma il problema raramente è lì.
In realtà è che c’è una domanda che non ci si è posti al principio.

Strumenti VS visione

Il mercato della comunicazione ha costruito negli anni un’equazione implicita: compri i servizi giusti, ottieni i risultati giusti. È un’equazione comoda, ma è anche sbagliata.
Perché un sito ben fatto senza una strategia di posizionamento chiara è solo una vetrina senza indirizzo. Perché una campagna social curata, se non parte da un’identità solida, produce visibilità senza peso specifico. Perché il contenuto, qualunque esso sia, non può fare il lavoro che spetta alla visione.
Un’agenzia, semplicemente, risponde a un brief.
Una Brand Experience Company, se necessario, quasi sempre, fa un passo indietro e si chiede: cosa manca a questo brief?
Non è presunzione. È la chiave per tracciare una strada che non condurrà al precipizio.

Dall’output all’esperienza: cosa cambia davvero

Quando si parla di brand experience, l’ottica da assumere è quella di un cambio di paradigma.
L’output è quello che produci. L’esperienza è quello che resta.
Quando qualcuno interagisce con un brand — che sia attraverso un sito, uno spot, un evento, un’interfaccia digitale — si forma una percezione. Quella percezione non dipende da un singolo elemento, ma dalla coerenza, dalla profondità, dalla capacità di ogni punto di contatto di raccontare la stessa storia in modo riconoscibile.
Questo significa avere una visione. E se il cliente non ce l’ha, il nostro primo compito è averla al posto suo e mostrargliela.

Cosa fa concretamente una Brand Experience Company

Quello della Brand Experience Company è un concetto relativamente nuovo. Sicuramente ancora poco immediato, perché non tutte le agenzie sono capaci di offrirlo; è molto più impegnativo che creare content per i social, ad esempio. Non è raro che ci chiedano: ma voi cosa fate esattamente?

La risposta onesta è: dipende da dove si trova il brand e di cosa ha davvero bisogno.
A volte serve costruire o ridefinire un’identità: il naming, il posizionamento, il sistema di comunicazione che tiene insieme tutto. A volte serve tradurre quella identità in una campagna che abbia la forza di entrare nelle teste delle persone — uno spot, una campagna digitale, una strategia di contenuto pensata per durare. Altre il problema non è la comunicazione, ma l’architettura tecnologica che la supporta: piattaforme, app, sistemi digitali che devono funzionare bene perché l’esperienza non si inceppi nel momento in cui qualcuno vuole saperne di più. E poi c’è tutto il mondo fisico — allestimenti, eventi, spazi — perché l’esperienza di brand non si esaurisce sullo schermo.
Ogni anello della catena deve tenere e devono reggersi tutti insieme.
Lavorare con una Brand Experience Company significa essere certi di avere un partner che ha la visione d’insieme di quella catena e la responsabilità di mantenerla coerente, dalla strategia all’esecuzione.

Il gap che pochi nominano

Quello che vedo nel mercato — e non solo in Italia — è una distanza crescente tra brand che comunicano e brand memorabili.
I primi hanno tutto: presenza digitale, contenuti regolari, identità visiva coerente. Eppure restano intercambiabili. Se sostituisci il logo, non cambia nulla.
I secondi hanno qualcosa di più preciso. Ogni scelta di comunicazione porta con sé un’intenzione riconoscibile. Ogni campagna è un atto identitario.
I brand memorabili fanno “vivere”, realizzano un’experience; mentre gli altri inviano semplicemente un messaggio, rimanendo incastrati nell’infinito loop che si scrolla ogni giorno e ben lontani dall’essere ricordati.
Facile pensare che la differenza stia nel budget investito; spesso non è così. E non è neanche nella creatività del team.
È, invece, nel livello della conversazione che hanno scelto di avere con chi li accompagna.
Scegliere una Brand Experience Company non è un upgrade del servizio. È una scelta su che tipo di brand si vuole diventare.

A brand is no longer what we tell the consumer it is – it is what consumers tell each other it is.”

– Scott Cook

ARTICOLI

CORRELATI