Sharon, la titolare, sapeva già tutto.
Il nome, l’idea, la direzione.
Puro, un bistrot a Teramo costruito su un principio semplice e radicale: ingredienti veri, filiera corta, produttori scelti uno per uno.
Niente di aggiunto che non dovesse esserci. Niente di tolto che fosse necessario.
Aveva anche il logo.
Quello che le mancava era una voce.
Un modo di stare nel mondo all’altezza di una visione così precisa e così forte, capace di evitare i cliché del settore: il verde sbiadito, il corsivo delicato, il linguaggio da erboristeria che parla soltanto a chi è già convinto.
La sfida stava nell’arrivare a tutti gli altri.
La pietra in mano
Quando approcciamo un progetto con un’identità già formata, il lavoro creativo deve cambiare natura.
Serve entrarci dentro, capire fino in fondo, trovare il registro che fa risuonare quello che c’è già.
Sharon è l’anima. Le ricette le pensa lei, bilanciate con la consulenza di una nutrizionista, costruite su materie prime che conosce personalmente, produttore per produttore.
Da Puro si mangia puro. E si mangia con piacere, con colore, con gusto vero.
Quel gusto che abbiamo dimenticato e che torna appena lo assaggi.
Rigore e godimento nella stessa idea.
Abbiamo deciso che questa fosse la chiave da raccontare.
La gola è uno dei sette peccati capitali.
E il proverbio lo conosciamo tutti: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Abbiamo preso quel frame sacro e lo abbiamo spostato di qualche centimetro.
Chi è senza conservanti scagli la prima pietra. Chi è senza zuccheri aggiunti. Chi è senza ultra processati.
Tre grafiche, tre varianti, una sola provocazione.
Affissioni in città, declinazione digitale, adv sui social.
Un tono che interrogava invece di spiegare, con l’ironia come registro per abbassare le difese senza perdere una virgola di sostanza.
Il lancio come esperienza
Prima dell’inaugurazione, i social hanno cominciato a svelare Puro per gradi. Una strategia di pre-lancio costruita per accompagnare il pubblico verso la scoperta, un passo alla volta, lasciando che capisse da solo che stava arrivando qualcosa di diverso.
Il giorno dell’apertura, all’ingresso, un’installazione con delle pietre di cartapesta alla base.
E un messaggio: Metti da parte la pietra. Vieni ad assaggiare il gusto che non ti aspetti.
Il concetto della campagna era diventato fisico.
Qualcosa da guardare, da toccare, da attraversare prima ancora di varcare la soglia.
L’esperienza di Puro cominciava a diventare tangibile.
Una voce che regge tutti i giorni
Il lancio dimostra un’intuizione. La gestione quotidiana la trasforma in un sistema.
Ogni giorno i canali social di Puro raccontano qualcosa: una ricetta, un produttore, una scelta. Il tono è quello di Sharon, caldo, diretto, senza mezzi termini. Una persona autentica che ha trovato il modo di essere riconoscibile. E soprattutto di farlo essere alla sua proposta gastronomica.
Reel, grafiche, contenuti sono pensati per raccontare la filosofia dietro ogni piatto. Il nome del produttore dietro ogni ingrediente.
Puro cresce, noi con lui
Quello che Sharon ha portato a Teramo è ancora una novità. Un bistrot che non somiglia a nessun altro, in una città che non aveva mai visto un’idea del genere.
Il nostro lavoro è accompagnare il progetto fino al momento in cui Puro smetterà di essere l’eccezione e diventerà il riferimento.
È anche questo che intendiamo quando parliamo di Brand Experience: disegnare una direzione che possa plasmarsi su carta, vetri, digitale e immaginario, facendo lavorare insieme pensiero creativo e produzione.
Puro aveva un’idea forte fin dall’inizio. Il resto lo stiamo costruendo insieme, un giorno alla volta.


